Colombo Gian Luca
Gian Luca Colombo è un vignaiolo intraprendente e originale delle Langhe. Nel suo metodo tutto evolve secondo i cicli delle stagioni, gli umori dei vitigni e le intuizioni di chi li coltiva. Non esistono dogmi né istruzioni per l’uso: ogni vendemmia è un atto di fede agricola, ogni vino un’armonia temeraria e irripetibile. Gian Luca lavora tra Novello, Dogliani, Magliano Alfieri e Roddi, dove coltiva vitigni rossi autoctoni accanto al Pinot Nero, con uno sguardo costante ai principi della biodinamica. La sua filosofia unisce numeri e istinto, rigore agronomico e sensibilità, nella ricerca di un equilibrio che cambia ogni anno e si riflette nei vini e nei prodotti dell’azienda.
La viticoltura di Gian Luca Colombo si fonda su sincerità e complessità: per ottenere vini di carattere servono ingredienti eccellenti, coltivati nel rispetto dei tempi naturali e alla ricerca dell’essenza autentica di ogni varietà. In vigna non esiste monocoltura: in ogni appezzamento si trovano anche orti e cereali. Inoltre sono al bando tutte le pratiche intensive e riconosce nel tempo il vero protagonista del lavoro agricolo. La vita è movimento continuo, mai monotono. In cantina sceglie macerazioni tra i 22 e i 40 giorni a temperatura controllata, poi affina in grandi botti di rovere austriaco e, in alcune annate, in terracotta. Nessuna forzatura, nessuna accelerazione.
I vini di Gian Luca Colombo nascono dal desiderio di portare in bottiglia le caratteristiche uniche del vitigno, del territorio e dell’annata. Il suo lavoro non consiste nel semplice produrre vino, ma nell’interpretare i vigneti e trasferire nel calice ciò che esprimono, senza filtri. Oltre ai vitigni autoctoni, che raccontano la terra e le tradizioni tra Barbera d’Alba, Pelaverga di Verduno e Barolo, Gian Luca usa un’altro vitigno per parlare di Langa: il Pinot Nero. Per lui questa varietà rappresenta un “bagno d’umiltà quotidiano”: il Pinot è inafferrabile, onesto, sensibile e spesso più forte di chi lo coltiva. In Langa ridimensiona ogni arroganza e ricompensa con una straordinaria capacità di narrare il suolo da cui nasce.
Gian Luca Colombo è un vignaiolo intraprendente e originale delle Langhe. Nel suo metodo tutto evolve secondo i cicli delle stagioni, gli umori dei vitigni e le intuizioni di chi li coltiva. Non esistono dogmi né istruzioni per l’uso: ogni vendemmia è un atto di fede agricola, ogni vino un’armonia temeraria e irripetibile. Gian Luca lavora tra Novello, Dogliani, Magliano Alfieri e Roddi, dove coltiva vitigni rossi autoctoni accanto al Pinot Nero, con uno sguardo costante ai principi della biodinamica. La sua filosofia unisce numeri e istinto, rigore agronomico e sensibilità, nella ricerca di un equilibrio che cambia ogni anno e si riflette nei vini e nei prodotti dell’azienda.
La viticoltura di Gian Luca Colombo si fonda su sincerità e complessità: per ottenere vini di carattere servono ingredienti eccellenti, coltivati nel rispetto dei tempi naturali e alla ricerca dell’essenza autentica di ogni varietà. In vigna non esiste monocoltura: in ogni appezzamento si trovano anche orti e cereali. Inoltre sono al bando tutte le pratiche intensive e riconosce nel tempo il vero protagonista del lavoro agricolo. La vita è movimento continuo, mai monotono. In cantina sceglie macerazioni tra i 22 e i 40 giorni a temperatura controllata, poi affina in grandi botti di rovere austriaco e, in alcune annate, in terracotta. Nessuna forzatura, nessuna accelerazione.
I vini di Gian Luca Colombo nascono dal desiderio di portare in bottiglia le caratteristiche uniche del vitigno, del territorio e dell’annata. Il suo lavoro non consiste nel semplice produrre vino, ma nell’interpretare i vigneti e trasferire nel calice ciò che esprimono, senza filtri. Oltre ai vitigni autoctoni, che raccontano la terra e le tradizioni tra Barbera d’Alba, Pelaverga di Verduno e Barolo, Gian Luca usa un’altro vitigno per parlare di Langa: il Pinot Nero. Per lui questa varietà rappresenta un “bagno d’umiltà quotidiano”: il Pinot è inafferrabile, onesto, sensibile e spesso più forte di chi lo coltiva. In Langa ridimensiona ogni arroganza e ricompensa con una straordinaria capacità di narrare il suolo da cui nasce.



















